Fondamenta (immobiliari) dell’economia
La Banca d’Italia, con ispezioni riservate, ha messo sotto osservazione venti tra grandi e medie banche italiane, in relazione a 5.200 operazioni di prestito per accertare il grado di solvibilità del sistema bancario. Dato l’aumento delle sofferenze, dall’8,9 per cento nel 2010 al 14,2 nella prima parte del 2013, le banche esaminate dovrebbero aumentare il loro capitale di 3,4 miliardi di euro, salvo ridurre i propri prestiti in misura corrispondente. Non è una cifra enorme e si può, pertanto, dire che la situazione è sotto controllo.

La Banca d’Italia, con ispezioni riservate, ha messo sotto osservazione venti tra grandi e medie banche italiane, in relazione a 5.200 operazioni di prestito per accertare il grado di solvibilità del sistema bancario. Dato l’aumento delle sofferenze, dall’8,9 per cento nel 2010 al 14,2 nella prima parte del 2013, le banche esaminate dovrebbero aumentare il loro capitale di 3,4 miliardi di euro, salvo ridurre i propri prestiti in misura corrispondente. Non è una cifra enorme e si può, pertanto, dire che la situazione è sotto controllo. Ma gli aumenti di capitale delle banche non sono facili e i crediti deteriorati sono, comunque, pari a 250 miliardi di euro: il 16 per cento del pil. Inoltre la loro crescita non si distribuisce uniformemente su tutti i settori e sui debitori di tutte le dimensioni.
Le nuove sofferenze riguardano prevalentemente piccole e medie imprese dell’edilizia, il mercato immobiliare e altri settori domestici, in gran parte a essi collegati. Si tratta, dunque, della tipica patologia delle crisi seguite a un “boom” e a politiche di aggiustamento che danno luogo a una recessione. La nostra grande industria delle costruzioni e delle infrastrutture, da Salini e Impregilo ad Ansaldo e a Snam, ha vinto in queste ore importanti gare internazionali, ma ciò non tocca le imprese del settore edile interno e il nostro mercato immobiliare. Prima che a politiche di ricapitalizzazione delle banche, per fronteggiare le perdite che originano in questi settori, occorre dunque una politica di contenimento della fiscalità patrimoniale immobiliare e insieme di rilancio dei lavori pubblici e degli investimenti pubblico- privati nelle infrastrutture che hanno importanti componenti edili, con orientamento produttivistico.
Il suggerimento degli economisti non keynesiani, per le fasi basse del ciclo, è sempre stato quello di politiche di rilancio delle costruzioni e dell’edilizia su basi produttive – in questo concordando con i keynesiani che, però, sostengono l’utilità anche di spese non produttive da realizzare in disavanzo. Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, per muoversi nella direzione su cui c’è consenso macroeconomico deve pertanto solo evitare di impantanarsi nel dibattito sull’equità quando si tratterà di rimodulare l’Imu e occuparsi della crescita, aggredendo l’economia reale sin dalle fondamenta.